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Perché non seguo più il calcio

 


Giorno 12 marzo 2019, ottavi di finale di Champions League. La Juventus ospita l’Atletico Madrid guidato da Diego Simeone, reduce da una vittoria per due reti a zero e specializzato nel non prendere mai gol. È la classica sfida impossibile.
Il coach bianconero Massimiliano Allegri è tristemente famoso per le sue alchimie tattiche, che spostano continuamente i giocatori in qualunque ruolo ad eccezione dei loro ruoli naturali, con risultati tra il deludente e il disastroso. Molti talenti se la sono già data a gambe, ciononostante il nostro dispone ancora di una rosa di gran qualità, la cui punta di diamante risponde nientemeno che al nome di Cristiano Ronaldo.
Non si capisce cosa stia passando per la testa di Allegri, sta di fatto che per una volta, UNA sola volta in tutta la sua carriera di allenatore bianconero, tutti i calciatori vengono schierati nei loro ruoli naturali. 
Il risultato è una formazione devastante, che schiaccia l’Atletico nella propria area di rigore dal primo all’ultimo minuto. Le occasioni da rete non si contano, Bernardeschi sembra Baggio, Spinazzola sembra Zambrotta, Emre Can sembra il Didier Deschamps dei tempi d’oro e Cristiano Ronaldo ha il sangue agli occhi: il portoghese mette a segno un gol di testa nel primo tempo ed un altro nella ripresa, riportando in risultato in parità. L’Atletico si squaglia, Allegri si dimentica di essere un difensivista e schiera altri attaccanti, la Juve dilaga. 
A qualche minuto dal fischio finale, Bernardeschi si invola in una spettacolare azione solitaria e, dopo una serie interminabile di dribbling, viene atterrato in area di rigore.
Dal dischetto, Cristiano Ronaldo firma la tripletta che consegna il match alla storia del calcio.
A quel punto mi nascondo dietro un paravento e, mentre i miei amici esultano e commentano, scoppio a piangere come un bambino. 
Nel turno seguente di coppa l’Ajax disintegra la Juventus, e sulle prime mi arrabbio, ma il giorno dopo inizio a provare un senso di vuoto, di disinteresse. 
Qualche giorno dopo capisco quella sensazione: con quella tripletta di Ronaldo il calcio mi ha dato tutto quello che poteva darmi, e in quella notte magica nessuno ha vinto nulla, a parte me.

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