C’era una volta un uomo di nome Dario. Aveva gli occhi turchesi, l’aria pensierosa ed era di poche parole. Veniva da una famiglia povera. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale era troppo giovane per essere mandato al fronte, ma combatteva a modo suo, cacciando piccioni con la fionda e rubando legname per aiutare la sua famiglia a sopravvivere. Dopo l’armistizio di Badoglio aveva diciassette anni: un’età sufficiente per essere reclutato dai nazisti e mandato a scavare trincee per qualche mese, con un rancio da fame, un’igiene scarsissima e una buona dose di percosse. Al suo ritorno scoprì che sua sorella era morta di tifo, e lui non aveva potuto salutarla. Dovettero farlo sedere in una tinozza di aceto con tutti i vestiti, per eliminare la sporcizia e i pidocchi. Dopo la fine della guerra trovò subito lavoro come carpentiere, e col trascorrere del tempo continuò ad imparare a lavorare il legno, a guidare e riparare macchine industriali, a costruire muri e case, ad aggiust...
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